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L’omicida di Lido Adriano davanti al giudice invoca la legittima difesa

La testimonianza della donna che ha accoltellato il compagno nella piadineria all’interrogatorio del gip. Ma l’arresto è stato convalidato


Omicidio Piadinaro Lido AdrianoMaila Conti, la cinquantunenne che nella notte fra lunedì e martedi scorso ha accoltellato e ucciso il compagno Leonardo Politi in una piadineria di Lido Adriano che gestivano assieme, durante l’interrogatorio del giudice per le indagini preliminari Andrea Galanti, ha spiegato il suo gesto come un atto di legittima difesa contro l’aggressione dell’uomo.

È quanto riportano i quotidiani ravennati nell’edizione dei Ferragosto.


Secondo la testimonianza della donna di fronte al giudice, dopo un litigio fra i due iniziato in un ristorante vicino al chiosco dove è avvenuto l’accoltellamento, il Politi l’avrebbe raggiunta e continuato a molestarla, sferrandole anche alcuni pugni in testa. A quel punto, sempre secondo la sua versione, Amila Conti si sarebbe difesa impugnando un coltello da cucina trovato sul banco della piadineria e nella collutazione l’uomo sarebbe stato colpito all’addome, per poi allontanarsi ferito.

A sua discolpa la donna ha riferito anche di avere subito chiesto aiuto e chiamato il 118 spiegando che il compagno era ferito gravemente. Una ferita che poi è risultata fatale. Tuttavia è stato accertato dalla polizia giudiziaria che l’arma del delitto è stata ritrovata all’interno del chiosco ripulita da ogni traccia di sangue.

Secondo l’avvocato difensore di Amila Conti quindi si tratterebbe di un caso di legittima difesa da un’aggressione, sostenendo la tesi di un omicidio preterintenzionale e la conseguente richiesta per l’assistita degli arresti domiciliari e di un sostegno psicologico.


Di avviso ben diverso la Procura di Ravenna, che ha delineato il caso in occasione di una conferenza stampa, che ha sottolineato l’intenzione di Maila Conti di inquinare le prove – con il lavaggio del coltello – e tratteggiando un profilo della donna «incline a compiere atti di violenza», visti i trascorsi di reati contro la persona, resistenza a pubblico ufficiale e anche di stalking contro l’ex moglie della vittima. Tutti elementi che hanno portato alla convalida dell’arresto dell’omicida per il rischio di reiterazione dei reati.


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