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Il cielo di un vicolo si riempie con i gabbiani di legno creati dai detenuti

In centro storico l’opera artistica ideata da Giorgia Pettinari e realizzata con la collaborazione dei carcerati


19 10 11 L'eco Del Fiume 1Nel cielo incastrato tra le facciate dei palazzi di vicolo Gabbiani Ravenna, in centro storico, ora vola uno stormo di gabbiani. È stata infatti completata “L’Eco del Fiume”, installazione artistica ideata da Giorgia Pettinari e realizzata insieme a un gruppo di detenuti della casa circondariale di via Port’Aurea durante un laboratorio che li ha coinvolti per un intero semestre. L’opera che ha permesso ai detenuti di esprimere la loro creatività – pensata dall’artista originaria di Senigallia e formatasi all’Accademia di Belle arti di Ravenna – è stata installata nel punto dove un tempo scorrevano i fiumi Lamone e Padenna. Presenti alla conclusione del progetto di arte urbana l’assessora alla Partecipazione, Valentina Morigi, e la direttrice del cercere Carmela De Lorenzo.


A dicembre del 2017, con la manodopera dei detenuti era stato inaugurato nella sede carceraria  uno spazio polivalente cui è stato dato il nome “Gabbia-No”. «Per un felice incrocio di destini – ha detto De Lorenzo – dopo qualche mese una giovane artista ha bussato alle nostre porte con l’idea di realizzare dei modelli di gabbiano in compensato, da installare in vicolo dei Gabbiani, per ricordare a tutti che Ravenna è una città di mare. È stato così che  l’idea del volo e della libertà ha messo insieme persone che difficilmente si sarebbero incontrate offrendo la possibilità di diventare migliori».


19 10 11 L'eco Del Fiume 4Il finissage dell’opera è stato accompagnato dalla riproduzione audio del suono dell’antico fiume ed è stata apprezzata dai residenti, dai passanti e dai titolari delle attività commerciali in zona: «Il Comune – ha affermato Morigi – è da tempo impegnato in una proficua collaborazione con la casa circondariale per contribuire al miglioramento delle condizioni delle persone detenute e alla possibilità di un loro reinserimento nella comunità. Attraverso questo progetto di arte urbana la città ha avuto la possibilità di incontrare la realtà del carcere e di mettere in comunicazione “il mondo dentro e il mondo fuori” che, oggi più che mai, hanno necessità di conoscersi, incontrarsi e sviluppare empatia e inclusione sociale».


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