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Covid e imprese, il sindaco: «La situazione economica è migliore del previsto»

De Pascale, primo cittadino di Ravenna, favorevole alle scuole aperte: «La terza dose è la via maestra per tornare alla normalità, anche per il mondo dello spettacolo»






Michele De Pascale Vaccino


Convinto sostenitore della vaccinazione anche per i più piccoli, il sindaco di Ravenna Michele de Pascale ha finito il primo mandato e iniziato il secondo in piena pandemia e si trova ora ad affrontare questa nuova ondata con numeri di contagi senza precedenti e una situazione che torna a mettere sotto pressione innanzitutto i servizi sanitari. Di pochi giorni fa è il suo ringraziamento pubblico ai volontari di Mistral, Protezione Civile e Pubblica assistenza che stanno coadiuvando il servizio nel drive through al pala De André per i tamponi, dove ultimamente si sono viste lunghissime code e attese di ore per i pazienti.


Sindaco, cominciamo da qui. Quattro o cinque ore in auto in attesa di un tampone sono troppe, soprattutto per persone anziani o bambini, persone con sintomi importanti…

«Il drive through è una criticità. Tra le novità che potranno alleggerire il carico di lavoro ci sono i provvedimenti governativi che limitano le quarantene e i provvedimenti della Regione Emilia-Romagna che permettono di effettuarli in farmacia per chi è asintomatico, e per conto proprio a casa, nel caso delle persone vaccinate con la terza dose. I volontari, che mi sono sentito di ringraziare, hanno risposto a una richiesta dell’Ausl che potrà delegare a loro il lavoro burocratico e mettere più sanitari a effettuare i tamponi, in questo modo dovrebbe essere possibile allungare i turni ed è stato riaperto anche il punto al Cmp per i test a bambini e personale sanitario».


Ora tuttavia sembrano andare in difficoltà le farmacie, con file lunghissime per le fine quarantene. Le Comunali in particolare potrebbero potenziare il servizio o prevedere percorsi ad hoc?

«Le Comunali sono parte di una rete di tutte le farmacie del territorio che offrono un servizio capillare. Il maggiore utilizzo del super green pass e l’obbligo vaccinale per gli over 50 dovrebbe far calare la pressione dei tamponi ai non vaccinati e dare maggior spazio ai fine quarantena. Senza contare che in generale, forse non si è ancora percepita l’importanza di una decisione fondamentale del governo che di fatto evita quarantene e quindi tamponi anche ai contatti stretti dei positivi se hanno fatto la terza dose o la seconda da meno di 120 giorni. E come si accennava, si aggiunge la novità dell’autotest per i vaccinati anche con booster, introdotto per primo dalla nostra Regione. Si tratta di scelte politiche forti che stanno a dire che la battaglia la si vince o la si perde con la terza dose. E per una volta l’Aifa ha agito con coraggio e celerità».


E però abbiamo visto anche da queste parti medici sospesi dall’ordine per le proprie posizioni contrarie al vaccino. Questo peraltro non rischia di mettere in ulteriore difficoltà un servizio già molto provato come quello dei medici di base?

«A fronte di due o tre casi che fanno notizia, sul territorio c’è una rete di professionisti che da due anni combatte quotidianamente per dare risposte a una quantità di domande che non hanno precedenti e per cui il sistema non era strutturato. Per questo credo che a loro vada innanzitutto la nostra gratitudine. Detto questo, c’è grande preoccupazione perché proprio per effetto di questi due anni, ci si prospettano decine di pensionamenti di persone che magari sarebbero potute restare ancora un po’ al lavoro, ma che negli ultimi due anni hanno attinto a tutte le proprie risorse mentali e fisiche. Se non si cambiano le regole di ingaggio avremo un problema perché abbiamo numeri in fortissimo in calo. Ed è per questo che sono convinto che per salvaguardare i presìdi e i servizi del forese, per esempio, sia essenziale introdurre anche altre figure sanitarie professionali. So che molti medici non sono d’accordo, ma oggi gli infermieri sono professionisti laureati che possono svolgere molti compiti. Quindi bisogna cominciare a pensare che al fianco dei medici di medicina generale si sviluppi anche la professione dell’infermiere di comunità».






Veniamo alle scuole. La situazione è come noto critica e per esempio già alcune scuole dell’infanzia comunali hanno annunciato di dover chiudere alcune sezioni prima per le troppe assenze del personale. E ci sono suoi colleghi che hanno emesso ordinanze per la chiusura.

«Mi pare evidente ciò che denunciano tanti présidi e cioè la difficoltà di garantire la presenza, tra positività e quarantene del personale docente. Ci possono per esempio essere situazioni di focolai in un particolare istituto e quindi sono necessarie chiusure circoscritte. Detto questo, a rischio di essere impopolare, io credo che nel momento in cui tutto è aperto e la popolazione è vaccinata al 90 percento, le scuole non possano chiudere. Condivido la scelta dal governo in questa situazione. Il diritto allo studio va salvaguardato. Per le stesse ragioni sono e resto contrario al green pass per la scuola per gli studenti».


Ma serve per il trasporto pubblico, indispensabile a tanti ragazzi per recarsi a scuola, appunto.

«Ho già chiesto al governo di cambiare la norma proprio in nome del diritto allo studio. Già ci sono ragazzi che hanno la sfortuna di avere genitori che non li vaccinano, non possono pagare doppiamente perché devono anche rinunciare alla scuola. L’istruzione è un dovere dello Stato, non solo delle famiglie».






Tempo fa ha definito “irresponsabili” i genitori che non vaccinano i figli. Lo pensa anche oggi di chi non vaccina i bambini dal Covid?

«In quella intervista mi riferivo alle vaccinazioni pediatriche obbligatorie, come il morbillo ad esempio. Sul Covid siamo in una fase diversa, fino a un mese fa era vietato e quindi ora è il momento dell’informazione, dell’incontro con i pediatri. I genitori hanno il diritto di essere correttamente informati. Tuttavia, con i dati che la comunità pediatrica ci presenta, non vaccinare un bambino significa esporlo a un rischio maggiore e quindi, acquisite tutte le informazioni, l’unica scelta responsabile è la vaccinazione. Del resto, possiamo per fortuna nostra contare su un dato quanto mai rassicurante: 7 milioni di bambini già vaccinati in totale sicurezza negli Stati Uniti».


In quanto Sindaco lei ha la responsabilità dell’edilizia scolastica di materne, primarie e medie del Comune e in quanto Presidente della Provincia di tutte le scuole superiori del territorio. Si è fatto davvero tutto quanto era possibile per rendere le scuole sicure?

«Tutti i fondi per la cosiddetta “edilizia leggera” sono arrivati e sono stati spesi, parliamo di interventi per esempio per ampliare aule o ricavarne da spazi prima utilizzati diversamente. Il problema vero qui per evitare però le classi pollaio non sono gli spazi, ma gli insegnanti. Per ragioni storiche il nostro territorio ha un rapporto bassissimo di docenti per numero abitanti. Per il futuro, però, sono in campo interventi molto importanti sulle scuole superiori e di ben altro calibro come l’ampliamento a Lugo in corso, l’ampliamento della succursale dello Scientifico a Ravenna, il terzo piano per il Liceo Artistico, grazie anche ai fondi Pnrr. A Cervia aprirà il liceo linguistico in un’area dell’Alberghiero oggi non utilizzata e potrà utilizzare anche spazi comunali messi a disposizione dell’amministrazione. Gli spazi per fare tutte classi medie con molti meno studenti ci sarebbero, non ci sono gli insegnanti. E sarebbero utili al di là del Covid».






Tuttavia il metro talvolta non è garantito e l’areazione è lasciata alle finestre aperte…

«Gli impianti di areazione non erano di nostra competenza, ma vorrei anche dire che vedo un po’ di ipocrisia in norme rigidissime anticovid solo in alcuni ambienti, come la scuola, dove altrove invece non sono in vigore. Un po’ come è accaduto con i teatri…».


A proposito, alcune programmazioni di spettacoli stanno saltando. È preoccupato per questo settore che ha già sofferto tanto?

«Credo che servano cautela e prudenza al superamento di questo picco, abbiamo un mese di gennaio che sarà critico perché tanta parte del pubblico è anche meno disposta a frequentare luoghi pubblici, come abbiamo visto dai parcheggi dei cinema vuoti sotto le feste. Ma sono convinto che superato questo scoglio, potremo registrare dati positivi. Di nuovo, è tutto legato alla terza dose».


In generale, dal punto di vista economico, il Comune sta pensando a misure per chi è stato più colpito, anche senza le chiusure, dal Covid, come fece lo scorso anno?

«Al momento la situazione è paradossale, molte aziende che hanno avuto grandi difficoltà lo scorso anno, hanno riaperto e ora non trovano personale, registrano boom di ordinativi che magari non riescono a soddisfare per la mancanza di materia prima e perchè faticano a trovare il personale. Al porto per esempio stiamo registrando volumi di traffico totalmente inaspettati. Dall’altra parte abbiamo una situazione di turismo e commercio e ristorazione molto altalenante. I nostri lidi, per esempio, che lavorano molto con il mercato interno italiano, non hanno avuto i problemi di Rimini, che invece lavora più con l’estero. Quindi in realtà l’andamento è molto particolare, ovviamente noi siamo pronti a muoverci e intervenire in caso di necessità, ma al momento la situazione è migliore di quella che potevamo sperare. E i dati in crescita sembrano essere strutturali, siamo ormai tornati alla normalità, come ci dice anche il governo. Anche per questo da fine marzo, a meno di nuove proroghe da Roma, credo che si possa tornare a parlare del pagamento della tassa di occupazione del suolo pubblico, anche per una ragione di equità, visto che è un beneficio di cui godono solo gli esercenti che hanno un luogo da occupare».


Un’ultima domanda: la preoccupa l’obbligo vaccinale per gli over 50 per quanto riguarda il personale del Comune?

«Posto che io sarei favorevole anche a un obbligo più esteso, sappiamo che ci sono colleghi e colleghe che non sono vaccinati e che ora dovranno scegliere se venire al lavoro o vaccinarsi. Ma non sono in una percentuale maggiore di quella che si registra in altri ambiti lavorativi».


















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