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Calcio, Ravenna in serie D, la rabbia dei tifosi. Il presidente: «Ora riflessione»

Brunelli: «Sono stati commessi degli errori. Ma è solo un incidente di percorso che non vanificherà anni di lavoro»


Ravenna PlayoutGiocatori e società contestati dai tifosi, sui social e anche di persona, ieri sera, al termine della partita che ha sancito la retrocessione in serie D del Ravenna Fc. Tre anni dopo il ritorno nei professionisti del calcio, al termine di una stagione surreale, caratterizzata dalla sospensione del campionato a causa del coronavirus, con una classifica “cristallizzata” che ha visto il Ravenna chiudere al quintultimo posto. Ossia play-out contro la penultima, il Fano, che in una doppia gara a porte chiuse ha di fatto vinto 3-0.


Il diesse Sabbadini e alcuni calciatori, all’uscita dagli spogliatoi, hanno chiesto scusa ai tifosi presenti.


«La situazione – è il commento invece del presidente Alessandro Brunelli – era compromessa da sabato (dopo la partita persa a Fano 2-0, ndr) e devo dare credito all’allenatore Claudio Treggia (chiamato a sostituire l’esonerato Luciano Foschi, ndr) che in poche ore ha saputo dare alla squadra la mentalità giusta per provarci. Stavamo disputando un buon primo tempo ma l’ennesima disattenzione difensiva ha reso l’impresa impossibile (la partita è poi terminata 1-0 per il Fano, ndr). Questa giornata è lo specchio di tutta una stagione nata non nel migliore dei modi».


Il Ravenna Fc, in una nota inviata alla stampa, coglie l’occasione per ringraziare tutti, dai tifosi «a tutte le componenti istituzionali di questa città per il sostegno accordatoci ma anche per le critiche costruttive che sempre costituiscono spunti di crescita».


I prossimi giorni saranno dedicati a una riflessione approfondita sugli eventi degli ultimi mesi. «È però indubbio e anche doveroso ammettere – continua Brunelli –, che sono stati commessi degli errori. Nessuna componente di questa società può esimersi dal riconoscere una specifica responsabilità, per un esito tanto negativo. Ma fare errori, in un mondo competitivo e spesso deregolato come quello del calcio, fa parte della quotidianità. Ne abbiamo commessi anche in passato, la differenza è che in passato ci era stata data la possibilità di rimediarli sul campo. In questa stagione unica e priva di logica, ogni sbaglio è stato pagato con gli interessi. E soprattutto non abbiamo potuto provare sul campo che meritavamo questa categoria. Si deve anche riconoscere che giocarsi otto anni di buon lavoro in appena 180 minuti, è una soluzione che nulla ha a che vedere con il merito sportivo e l’equità. Ma non vuole essere questo un alibi per la nostra gestione, solo una constatazione di fatto. La nostra posizione contraria e critica nei confronti della soluzione playout adottata dalla FIGC rimane tale e sarebbe rimasta tale anche se a retrocedere fossero stati i nostri avversari».


«In conclusione – termina il presidente –, con la serenità che anima chi sente di aver comunque lavorato duramente, pensiamo che questa retrocessione non dovrà essere vissuta come una tragedia sportiva, in un anno in cui la parola “tragedia” va utilizzata con molta cautela e rispetto. Si tratta, più realisticamente, di un incidente di percorso che non vanificherà il patrimonio umano e sportivo accumulato fino ad oggi. A questo proposito nei prossimi giorni verrà convocato il Consiglio di Amministrazione per trarre conclusioni più approfondite riguardo la gestione di questa stagione sciagurata, oltre che per iniziare a disegnare i nuovi obiettivi con l’entusiasmo e la passione che sempre ci hanno contraddistinto. Successivamente saranno convocati gli organi di stampa per rendere i risultati di queste riflessioni».


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