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“Alla Natura”: il rito propiziatorio dell’arte nel ritrovato Palazzo San Giacomo

A Russi inaugura il 18 giugno una collettiva, a cura di Alessandra Carini, per la riapertura di alcune sale. L’esposizione ospita una decina di artisti con rapporti con il territorio che hanno creato opere site-specific


Oscar Dominguez

Oscar Dominguez mentre allestisce la sua opera in una delle stanze di Palazzo San Giacomo


Dopo tre anni di lavori, riaprono alcune sala di Palazzo San Giacomo, a Russi, con una mostra curata da Alessandra Carini della galleria d’arte Mag (con assistente alla curatela Benedetta Pezzi) dal titolo Alla Natura. L’azione artistica come ultimo rito magico e salvifico.

L’appuntamento inaugurale di sabato 18 giugno, alle 18, ha dunque più di una valenza per i russiani e non solo, tra cui quella di riappropriarsi tramite l’arte di uno spazio che ha segnato la storia e la vita di tante persone – ha sottolineato Valentina Palli, la sindaca della città che sostiene l’evento –. Il Palazzo è infatti non solo è un luogo di memoria e identità, di spettacoli e feste, è anche un rifugio, e tale fu durante la guerra di cui porta i segni dei combattenti canadesi, ma è anche un atelier d’arte, il ricordo di Mattia Moreni e le sue pennellate che ancora oggi lo impreziosiscono.


La mosta che segna questa “restituzione” del Palazzo sarà dedicata all’artista argentina Hyuro, recentemente scomparsa, ed esporrà lavori di Andreco (Italia,1978), Borondo (Spagna, 1989), Daniele Cabri (Italia, 1965), DEM (Italia, 1977), Oscar Dominguez (Argentina, 1970), Gola Hundun (Italia, 1983), Monika Grycko (Polonia, 1970), Chiara Lecca (Italia, 1978), Margherita Paoletti (Italia, 1990), Joseph Beuys (Germania, 1921- 1985). Diversi degli artisti selezionati hanno un forte legame con il territorio, alcuni per aver operato direttamente nel tessuto rurale e urbano attraverso festival e performance, altri per aver preso parte a “Equidistanze”, residenze artistiche che si svolgono a pochi chilometri da Russi e coordinate dallo stesso team curatoriale.


DEM Opera Site Specific

L’opera di DEM


Quella che è stata ideata è più di una mostra, o perlomeno non solo. «Pensiamo – spiega la curatrice Carini – che non si possa prescindere dagli avvenimenti che tuttora, e sempre di più, attanagliano le nostre vite. Non avendo particolari speranze nei confronti della politica, ma neanche nel singolo individuo, idealmente ci affidiamo a quella che, paradossalmente, potrebbe essere l’unica cosa che ci salverà: una magia. Un ultimo gesto disperato che contiene dentro di sé la speranza più genuina e pri- mordiale».

L’opera d’arte, o l’azione artistica, diventano così riti propiziatori e atti sciamanici, che richiamano gli Spiriti della Natura a protezione di questo mondo ormai perduto. Sotto l’influenza dell’artista-sciamano per eccellenza, Joseph Beuys, e prendendo spunto dalla Psicomagia di Alejandro Jodorowsky, è stato selezionato un gruppo di artiste e artisti che per gli organizzatori rappresentano al meglio questi concetti. In tutte le loro ricerche ritroviamo quegli elementi alchemici che costituiscono il cuore di questo progetto. Diversi i linguaggi utilizzati, dall’illustrazione alla street art, dalla ceramica alla land art con materiali di recupero. Le opere sono quasi tutte inedite e site-specific (o opere già esistenti riadattate agli spazi), e comprendono installazioni indoor, performance (con conseguenti documentazioni video da inserire nel percorso), interventi che agiscano sull’edificio del palazzo, come nel caso di Oscar Dominguez che dialogherà con gli spazi del primo piano.


La mostra resterà aperta al pubblico fino al 25 settembre, dopo la fiera cittadina: la “Fira di sett dulur”, lapiù antica di tutta la Romagna che richiama ogni anno migliaia di persone. Per i tre mesi di apertura della mostra si prevedono vari eventi, come la presentazioni del catalogo (edito da Mag/Bonobolabo) previsto in luglio, incontri con gli artisti e visite guidate. I giorni di apertura saranno il giovedì, venerdì e sabato.



Alessandra Carini, Valentina Palli, Benedetta Pezzi
Palazzo San Giacomo a Russi

A proposito della Versailles dei Rasponi


Il palazzo San Giacomo, che con la sua mole spicca nella campagna di Russi nei pressi del fiume Lamone, è quanto rimane del grandioso complesso architettonico che i conti Rasponi, casato nobiliare ravennate, costruirono a partire tra la seconda metà del Seicento e i primi decenni del Settecento come propria residenza estiva. La cui magnificenza gli rese la denominazione di Versailles dei Rasponi. Al centro di vaste tenute condotte a mezzadria, la sontuoso residenza aristocratica si presentava allora come una piccola corte con la sua cappella e più fabbriche accessorie. Per oltre un secolo fu animato dalle feste e dalle rappresentazioni teatrali che i Rasponi offrivano ai loro ospiti prima di perdere il ruolo esclusivo di rappresentanza di una famiglia prestigiosa ed essere così progressivamente abbandonato a un’inevitabile decadenza. Divenuto proprietà del Comune di Russi nel 1977, il Palazzo è stato oggetto di numerosi interventi di restauro. Il più recente, conclusosi nel 2022 e finalizzato all’esercizio di attività museali, culturali e ricreative, si è articolato principalmente sulla realizzazione di un nuovo corpo scala di accesso al primo piano, sul restauro delle finiture delle stanze, la pavimentazione degli ambienti interni e l’installazione di infissi.


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